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“Aprilia Anno Zero”: il territorio tra presente e futuro secondo Claudio Frollano – L’INTERVISTA

Viaggio nella città che verrà. Le idee e le impressioni dei principali protagonisti dell'Aprilia di domani

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Claudio Frollano è nato a Monteleone d’Orvieto, in provincia di Terni, nel 1955 ed è un apriliano d’azione. Ha studiato da perito chimico ed ha lavorato per quaranta anni, ininterrottamente, nella stessa azienda, una multinazionale dove ha ricoperto diversi ruoli di responsabilità: impianti di fabbricazione e confezionamento per beni di largo consumo, gestione del processo chimico e coordinamento e formazione del personale.
Dopo la pensione, anziché riposarsi, ha iniziato a dedicarsi agli altri, a fare volontariato, mettendo a disposizione le proprie conoscenza e la propria professionalità per portare un contributo alla sua città, in un settore molto particolare che è quello della sanità.
Claudio ha deciso di mettersi al servizio degli altri con il Tribunale dei Diritti del Malato, un servizio istituito nel 1980 dall’associazione Cittadinanzattiva, che opera sotto forma di rete inserita nel sistema sanitario e socio assistenziale e che ad Aprilia ha avuto come promotore nella seconda metà degli anni Novanta, Rosario Puglia.

Per Frollano l’esperienza con il Tribunale dei Diritti del Malato è stato un modo per offrire consulenza ed assistenza agli apriliani privati di un servizio sanitario pubblico adeguato, non solo per denunciare i casi di malasanità, le lunghe liste di attesa e carenza che pure costituiscono l’altra faccia della medaglia del sistema che conta anche tanti professionisti che svolgono con grande dedizione e premura la propria missione.
Lavorare al Tribunale dei Diritti del Malato, insomma, è stato come entrare in un mondo meraviglioso che gli ha consentito di stare sul campo, accanto ai cittadini, anche nei momenti difficili come il periodo del Covid.

Claudio ha tre figli, tutti residenti all’estero da anni, ai quali egli fa spesso visita, dividendosi tra Londra e Francoforte.

  • Quale sensazione ha provato successivamente alla notizia dell’inchiesta che ha portato allo scioglimento del consiglio comunale per infiltrazioni mafiose? E, soprattutto, nell’apprendere che, probabilmente, la politica locale è stata maggiormente presa da altro, piuttosto che dai problemi dei cittadini? Naturalmente tutto ciò, qualora fossero confermate le accuse che sono state rivolte alla politica locale.


“Credo di aver provato lo stesso sentimento diffuso tra i cittadini, una profonda delusione. Una grande opportunità per la nostra città è stata perduta. L’intera comunità ne esce sconfitta e tradita da una classe politica dimostratasi impreparata e opportunista, che ha anteposto interessi privati al bene collettivo. Ciò è avvenuto in un momento storico irripetibile, con l’arrivo di ingenti fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, il PNRR, che avrebbero consentito la realizzazione di progetti strategici e attesi da anni. Le aspettative della città erano legittimamente alte. Lo scioglimento del Comune per infiltrazioni mafiose rappresenta una grave mortificazione per tutti. Il Comune è l’istituzione che rappresenta i cittadini, attraverso persone elette sulla base di un rapporto di fiducia. Quella fiducia, dopo i fatti che sono avvenuti e di cui abbiamo appreso la portata, è stata tradita”.

Cosa le ha trasmesso, in questi undici anni, l’esperienza alla guida del Tribunale dei Diritti del Malato? Cosa vuol dire stare a contatto con tanti cittadini e vivere, anche attraverso le loro storie, le carenze del sistema sanitario apriliano?

“In questi anni il contatto quotidiano con i cittadini mi ha mostrato due facce della stessa realtà: la fragilità e la forza. Dal punto di vista umano, ho toccato con mano quanto siamo fragili e bisognosi di attenzione. Non solo sanitaria. Ho incontrato soprattutto persone anziane, spesso sole, disorientate davanti a un sistema sanitario complesso, appesantito dalla burocrazia e con risorse territoriali insufficienti. L’accesso alle prestazioni è critico: visite specialistiche e diagnostica strumentale sono troppo spesso disponibili solo fuori dal Comune di Aprilia. Poche le patologie con reale presa in carico da parte della sanità pubblica territoriale. Troppe le persone con risorse economiche limitate che faticano anche solo a raggiungere i presidi sanitari nei Comuni vicini. Questo genera una profonda tristezza, ma anche la determinazione a portare all’attenzione delle amministrazioni competenti — Comunali, Regionali e ASL — le carenze e le necessità reali del territorio. Chi vive ogni giorno sul campo può indicare soluzioni concrete, propedeutiche a risolvere i problemi che i cittadini incontrano quando devono curarsi. Ad oggi l’offerta del servizio sanitario pubblico ad Aprilia resta molto limitata: poche branche specialistiche e assenza di diagnostica strumentale come radiologia, RMN, TAC ed ecografie”.

  • Quali fasce di età e per quali patologie soffrono maggiormente la carenza di strutture sanitarie pubbliche?

“Se la sofferenza fosse legata solo alla fascia di età, sarebbe più semplice affrontarla. Purtroppo la malattia e il disagio sociale non hanno età. Oggi anche la domanda di supporto psicologico è trasversale: andare dallo psicologo è diventato frequente quanto praticare uno sport. Eppure i giovanissimi si scontrano con liste d’attesa lunghissime per la prima visita e per l’eventuale presa in carico nei percorsi del Servizio Tutela Salute Mentale e Riabilitazione dell’Età Evolutiva, TSMREE, ovvero il servizio di neuropsichiatria infantile. La criticità maggiore però riguarda gli adulti con patologie croniche: cardiopatie, patologie respiratorie, diabete, demenze e disturbi psichiatrici. Viviamo più a lungo, è vero, ma non sempre in salute. La stella polare della sanità pubblica deve essere la presa in carico territoriale di questi pazienti cronici, garantendo continuità di cura con controlli regolari nelle strutture locali. Credetemi, questo farebbe bene a tutti: alla salute dei cittadini e al contenimento dei costi del Servizio Sanitario Nazionale”.

  • Cosa manca ad Aprilia per essere una città normale?

“Se per normale intendiamo una città a misura d’uomo, allora ad Aprilia manca molto. Mancano strade senza buche, giardini pubblici curati, marciapiedi sicuri e accessibili. Mancano spazi dove i ragazzi possano allenarsi all’aperto: atletica, calcio, sport di base. In alcune aree, anche centrali, in determinati periodi dell’anno l’aria diventa irrespirabile. Pesa anche uno scarso senso civico verso il bene comune. Come cittadini non contribuiamo abbastanza a mantenere la città pulita. Su questo serve un’assunzione di responsabilità collettiva. Per poter definire Aprilia una città normale, c’è ancora molto lavoro da fare”.

  • Realisticamente, al di là dei proclami che la politica puntualmente rivolge ai suoi elettori, cosa e quanto è possibile realizzare dal punto di vista sanitario ad Aprilia?

“La politica locale fa spesso proclami senza conoscere l’offerta sanitaria territoriale. Questo è un problema. Una città di quasi 80.000 abitanti non è mai riuscita a esprimere un rappresentante politico a livello regionale o parlamentare che portasse con forza, nei luoghi dove si struttura il processo assistenziale, le nostre criticità e le nostre necessità. Il risultato è una sanità territoriale quasi dimenticata: pochissime branche specialistiche e spazi limitati. Riponiamo molta speranza nella Casa di Comunità che inaugureremo a breve. Se sarà pienamente funzionante e dotata delle risorse previste, non sarà una svolta definitiva ma un aiuto concreto per iniziare a parlare davvero di offerta sanitaria territoriale. Per parlare di sviluppo futuro serve però creare nuovi spazi. È il caso del progetto per la costruzione della terza ala. Attualmente, con circa 400 metri quadrati sottratti alla struttura per implementare la COT, Centrale Operativa Territoriale, e per attivare la Casa di Comunità, non restano quasi più ambulatori disponibili da dedicare agli specialisti di cui c’è ancora bisogno. Tutto diventa possibile solamente lì dove c’è la volontà. La risposta ‘non ci sono le risorse’ o ‘i bandi vanno deserti’ è troppo facile e superata. È sotto gli occhi di tutti che il personale sanitario lascia il pubblico per il privato, dove viene meglio retribuito. Il nodo è politico e organizzativo, non solo economico. Solo negli ultimi quattro mesi quattro specialisti hanno lasciato il presidio territoriale e non sono ancora stati rimpiazzati”.

  • Cosa si augura per Aprilia e quali temi, tre al massimo esclusa la legalità, che dovrebbe costituire la base di partenza di qualsiasi ragionamento passato, presente e futuro, cosa suggerirebbe ai futuri amministratori?

“Per la città di Aprilia mi auguro per il futuro una maggiore partecipazione da parte dei giovani alla vita politica della città. Auspico un’amministrazione dove gli incarichi vengono assegnati per la competenza, che sia capace di ascoltare e di coinvolgere tutti cittadini e le associazioni; tutte queste risorse andrebbero utilizzate per analizzare e conoscere a fondo le problematiche del territorio per, poi, individuare le risposte concrete e risolutive. Esclusa la legalità, che resta il presupposto di tutto, i tre temi prioritari da suggerire ai futuri amministratori sono: salute, ambiente e stato sociale”.

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