APRILIA ANNO ZERO
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Christian Lavezzo, è nato e cresciuto ad Aprilia, precisamente a Campoverde, dove a sua volta era nato il padre, scomparso durante il Covid. I Lavezzo hanno origini venete, mentre la nonna paterna era marchigiana; il nome della sua famiglia è da sempre legato al mondo agricolo e a Campoverde, dove Christian ha vissuto fino ad una decina di anni fa. Quando, però, ha saputo che stava per diventare papà ha abbandonato le fantasie e le aspettative irrealistiche, che lo trattenevano in campagna e, tra la vita in periferia e quella in città, ha scelto la seconda e così si è trasferito con la sua famiglia ad Aprilia. Una scelta è pur sempre una rinuncia, ma trasferirsi ad Aprilia non ha voluto dire per lui dimenticare per sempre il luogo della sua infanzia e giovinezza; a Campoverde, infatti, Christian torna ogni giorno perché da venticinque anni lavora nell’impianto industriale della Recordati, lo storico stabilimento farmaceutico sorto tra la fine degli anni Cinquanta e Sessanta, grazie al quale l’antico borgo di Campomorto ha cambiato nome.
Inoltre Christian, da quando è venuto a mancare il papà, ha dovuto assumersi l’onere, insieme al fratello, di gestire l’azienda agricola di famiglia. Nonostante tutti gli impegni, familiari e lavorativi, Christian riesce a trovare il tempo per la sua grande passione, che è poi anche il suo hobby principale, dedicarsi alla politica e all’impegno civile. Dopo essere stato molto presente nel suo quartiere, è diventato un attivista del Movimento Cinque Stelle nel 2013, ma fino alle elezioni amministrative del 2023, anche per via della mancata presentazione di una lista Pentastellata, non si era mai candidato. Anzi anche nella prospettiva di una lista, avrebbe sicuramente ceduto il suo posto ad altri iscritti del Movimento, magari più disposti ad affrontare il peso di una campagna elettorale. Non è che non volesse metterci la faccia, la sua refrattarietà a mettersi in gioco era probabilmente dovuta ad una mancanza motivazionale, che lo portava ad avere un interesse, ma senza un vero coinvolgimento. A cambiare la sua vita e a farlo uscire, nuovamente, dalla sua comfort zone è stata ancora una volta sua figlia. Dopo una gita a Macerata, dove i parchi pubblici pare siano molto belli e curati, al rientro ad Aprilia la bambina sembrava non avesse più interesse per l’altalena e lo scivolo dell’area verde sotto casa. E un giorno disse: “Papà, ad Aprilia i parchi sono tutti brutti”. E così per la promessa di impegnarsi a rendere più belli i parchi apriliani, Christian Lavezzo si è trovato candidato. Cosa non si farebbe per vedere felici i propri figli.
- Secondo lei nascere e crescere in periferia l’ha resa diversa da quanti hanno sempre vissuto nel centro di Aprilia? Quale sentimento sviluppa un ragazzo della borgata rispetto a chi sta in città?
“Sì, credo che nascere e crescere in periferia mi abbia reso diverso da chi è sempre vissuto nel centro di Aprilia. In periferia hai molte meno opportunità rispetto a chi vive in centro ma un elenco infinito di mancanze, tra servizi assenti, iniziative sporadiche e luoghi di aggregazione dedicati davvero ai ragazzi. Però, è in forza di queste ristrettezze che si impara a valorizzare ogni spazio disponibile e a farne un punto di riferimento. Noi siamo cresciuti vedendoci ogni sera in una strada, dietro l’acquedotto, dove c’erano due panchine e una fontanella: quello era il nostro centro sociale, unico luogo di ritrovo, dove si decideva cosa fare o dove passare la serata. All’epoca non esistevano i cellulari e fissare un appuntamento voleva dire garantire la puntualità, perché se si decideva di andare altrove non c’era modo di avvertire. Osservando queste semplici regole si imparava a rispettare gli altri, ci si incontrava faccia a faccia e non su una chat. A distanza di anni, quei ragazzi che si incontravano in via Orazio sono ancora tutti amici: ancora oggi ci lega una profonda unione che, sono convinto, poteva nascere sono in un luogo marginale dove le relazioni sono più strette, profonde, quasi familiari, e ti accompagnano per tutta la vita.” - Quando ha appreso le notizie del commissariamento e poi dello scioglimento del consiglio comunale cosa ha provato?
“Quel giorno lo ricordo benissimo. Come ogni mattina ho aperto i siti di informazione locale e mi sono trovato davanti alla notizia dell’arresto del sindaco: ho provato subito un misto di incredulità e di choc. Un conto sono le opacità nella gestione della cosa pubblica generate dal clientelismo, altra cosa è l’esistenza di un profonda infiltrazione mafiosa, questo secondo le accuse che andranno dimostrate. Quando poi è arrivata la notizia del commissariamento e, successivamente, dello scioglimento del consiglio comunale per mafia, la reazione è stata diversa: sul piano razionale, non posso dire di essere rimasto sorpreso, visto quanto sembrava emergere dalle relazioni al Prefetto e dalle intercettazioni telefoniche, ma veder scritto nero su bianco la parola mafia mi ha fatto male lo stesso. E’ stato come leggere una sentenza sulla città e i suoi cittadini e non sulla sua classe politica.” - Secondo lei si può davvero fare politica in maniera seria ad Aprilia oppure ci si deve accontentare di ritagliarsi uno spazio di visibilità a patto di non toccare certi tasti? Con estrema sincerità ci dica in percentuale quanti politici locali ricadono nella prima specie e quanti nella seconda.
“Se pensassi che ad Aprilia non si possa fare politica in modo serio, non mi sarei mai candidato. Aprilia ha enormi risorse, dal punto di vista economico, sociale e culturale e credo che chi oggi sceglie di impegnarsi lo faccia sapendo che lo aspetta un lavoro durissimo, in un contesto difficile. È vero anche che ad Aprilia la politica intesa come capacità di programmare e di difendere l’interesse pubblico è spesso mancata. Per guidare la città, dopo quanto è successo, serviranno credibilità, serietà e fatica. Sulla percentuale di politici che fanno politica seria e chi cerca solo visibilità non me la sento di dare numeri. Prima di accettare una candidatura, ognuno dovrebbe farsi un vero esame di coscienza, oggi la vera discriminante non è il colore politico, ma la volontà di toccare proprio quei tasti che, per anni, molti hanno preferito evitare voltandosi dall’altra parte.” - Lei vive a Campoverde, che è un concentrato di contraddizioni, al pari di molte zone della periferia apriliana: se avesse il potere di definire lo sviluppo urbanistico della città, cosa cambierebbe e come?
“Se avessi il potere di definire lo sviluppo urbanistico di Aprilia, partirei proprio dalle contraddizioni dei quartieri periferici: tanto costruito, pochi servizi e poco verde. Metterei al centro le periferie, dando priorità alle opere primarie , fogne, acqua, illuminazione e marciapiedi, perché costituiscono le basi della sicurezza urbana. Frenerei il consumo di suolo e lavorerei a riprogettare piazze e aiuole, spazi verdi e ombreggiati, luoghi in cui le persone possano incontrarsi.” - Lei milita nel Movimento Cinque Stelle, il primo partito che ha sdoganato l’uso dei social in politica, spesso per demolire altre figure politiche. Ritiene che esso rappresenti ancora un metodo efficace per fare politica?
“Non sono d’accordo con l’idea che il Movimento 5 Stelle utilizzasse i social solo per demolire le altre figure politiche; piuttosto, metteva in risalto l’esistenza di privilegi, sprechi, la crisi della rappresentanza. Quel modo di comunicare, diretto e senza fronzoli, diverso dal politichese al quale eravamo abituati, ha cambiato profondamente la politica italiana, ispirando anche gli altri schieramenti, che hanno imparato a comunicare e ad utilizzare i nuovi mezzi. Un esempio concreto è la riforma sul taglio del numero dei parlamentari: senza la pressione culturale e politica esercitata dal M5S, difficilmente avremmo ottenuto quella riforma. Oggi sui social vige il caos, si fatica a distinguere la notizia vera da quella falsa, la discussione dal linciaggio, l’approfondimento dal meme costruito solo per far indignare. I partiti usano spesso questi strumenti in modo distorto, per fare propaganda e confondere i cittadini.” - Tre temi sui quali, secondo lei, chi andrà a governare Aprilia dovrebbe puntare e perché. Escludiamo dall’elenco la questione morale, non perché non sia importante, ma perché essa dovrebbe essere il faro di ogni ragionamento.
“Al primo posto metto la sicurezza stradale: oggi circolare sulle strade di Aprilia è diventato davvero difficile, con asfalto dissestato, buche, segnaletica assente e traffico caotico che mette a rischio vite umane ogni giorno. Serve un piano immediato di rifacimento stradale, illuminazione adeguata e limiti chiari, per ridare fluidità e tranquillità alla mobilità urbana. Al secondo posto, i parchi: ad Aprilia non esiste una sola area verde degna di questo nome, attrezzata e sicura per i bambini. Per i bimbi che vivono in città è essenziale avere spazi per giocare all’aperto, con videosorveglianza adeguata, panchine e manutenzione costante, trasformando i quartieri in luoghi family-friendly invece di dormitori. Al terzo posto, una rivoluzione dei servizi comunali: oggi richiedere un documento o una informazione vuol dire fare i conti con una lunga lista di attese e meccanismi incomprensibili, che sono la cartina di tornasole di un sistema inefficiente e inadeguato. Va riorganizzato il sistema rendendolo smart, introducendo le app per le prenotazioni, gli sportelli digitali e, cosa non irrilevante, formare il personale che è chiamato, spesso, a compiere miracoli con risorse scarse.”
