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“Aprilia Anno Zero”: il territorio tra presente e futuro secondo Carola Latini – L’INTERVISTA

Viaggio nella città che verrà. Le idee e le impressioni dei principali protagonisti dell'Aprilia di domani

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Per lei Giorgia Meloni incarna un esempio, umano e politico, dal quale trarre ispirazione per essere determinata, coraggiosa e trasmettere amore per l’Italia, qualità che le occorrono quotidianamente per fare politica, avendo serietà e rispetto per le persone. Mentre per altri la perseveranza finisce per conferire una certa durezza, per Carola Latini la tenacia e la fermezza non hanno mai scalfito la dolcezza del suo sguardo.
Il suo percorso politico parte da lontano, iniziando durante gli anni degli studi universitari, pertanto basta poco a comprendere che, dietro quella tenerezza, si nasconde una forte determinazione.

La sua famiglia risiede da sempre a Casalazzara, periferia nord di Aprilia, al confine con il comune di Ardea, dove Carola cresce, tra la natura e il paesaggio della campagna romana. Terminate le scuole superiori, si è iscritta a Giurisprudenza entrando in contatto con Azione Universitaria, l’associazione studentesca di destra attiva dal 1996, una esperienza che le fa comprendere che la politica non era solo interesse, ma una passione vera.

E poiché Carola non voleva essere spettatrice neanche nella sua città, iniziò a partecipare alle iniziative di Azione Giovani; ad Aprilia i giovani di destra avevano dato vita ad un gruppo ben nutrito, tra i più attivi della provincia di Latina. Per Carola gli anni della militanza giovanile sono stati bellissimi, durante i quali sono nate amicizie che conserva tutt’oggi: una grande famiglia politica che ha alimentato un forte sentimento di comunità e coesione.

Terminati gli studi universitari, Carola ha iniziato la pratica legale e, successivamente, ha assunto il ruolo di assistente di un parlamentare europeo. Anche da questa esperienza importante ha tratto delle lezioni importanti, perché ha avuto l’opportunità di conoscere da vicino le istituzioni, ma senza dimenticare la sua città dove ha scelto, poi, di mettersi in gioco.

Coerentemente alla sua adesione giovanile, ha militato prima in Alleanza Nazionale, poi nel Popolo della Libertà, aderendo già nel 2012, anno della sua nascita, a Fratelli d’Italia. Una scelta di identità, non di convenienza, dice. Dopo essersi candidata più volte consigliera comunale, andando sempre ad un passo dall’elezione ma senza riuscirci, nel 2023 si prende una bella rivincita, risultando addirittura la donna più votata. Un risultato che la riempie di orgoglio e che viene riconosciuto e premiato con l’incarico di Assessore alle Attività Produttive, che tuttavia considera un servizio e non un titolo.

Il suo hobby preferito è la lettura, soprattutto di testi di storia e di attualità, analisi che danno luogo a riflessioni che la aiutano a guardare il mondo e a ragionare sotto altre prospettive. Carola adora stare all’aria aperta e camminare in campagna, per trovare calma e concentrazione si dedica a lavori creativi.

Quale è stata la sua reazione alla notizia dell’arresto del sindaco e dello scioglimento del consiglio comunale per infiltrazioni mafiose?

La mia reazione è stata di dolore e amarezza. Dolore per la mia città, perché quando si parla di infiltrazioni mafiose non viene colpita una persona sola, ma l’intera comunità. E amarezza perché Aprilia non merita di essere associata a certe dinamiche.
Allo stesso tempo, però, ho provato anche un forte senso di responsabilità. Quando le istituzioni intervengono significa che lo Stato c’è.

E da cittadina, prima ancora che da politica, credo che la legalità non sia uno slogan ma una condizione imprescindibile per costruire il futuro. Oggi più che mai serve serietà, trasparenza e un cambio di passo culturale, oltre che amministrativo.

Gli amministratori pubblici dovrebbero possedere determinate caratteristiche, ma non sempre i tempi sono maturi per accettare certe specificità: ad esempio oggi donne e giovani sembrerebbero essere l’equivalente di inclusione e rinnovamento, spesso a prescindere dalla preparazione e dall’esperienza. Invece a cosa bisognerebbe saper rinunciare, sempre, per essere dei bravi politici?

Per essere buoni amministratori bisogna saper rinunciare all’ego.
La politica non può essere un esercizio di vanità o di consenso immediato.
Bisogna rinunciare alla ricerca dell’applauso facile, alle scorciatoie, alle promesse che fanno vincere oggi ma danneggiano domani.
Serve invece visione, studio, competenza e anche la capacità di dire qualche “no” impopolare quando è necessario per il bene collettivo.
Donne e giovani non sono un simbolo di rinnovamento per definizione: lo diventano se portano preparazione, responsabilità e concretezza. Il rinnovamento vero non è anagrafico, è culturale.

La sua famiglia di origine è una presenza storica del territorio: cosa le ha trasmesso in termini di esperienza e come ha influito questa importante eredità nella sua formazione personale?

La mia famiglia mi ha trasmesso il valore del lavoro vero, quello fatto di sacrifici quotidiani e di mani che conoscono la terra. I miei genitori sono coltivatori diretti e sono cresciuta vedendo cosa significa alzarsi presto ogni mattina, lavorare con fatica, rispettare i tempi della natura e non dare mai nulla per scontato.
La terra ti insegna l’umiltà, perché non puoi comandarla. Ti insegna la pazienza, perché i risultati non arrivano subito.

E ti insegna la responsabilità, perché ciò che semini oggi lo raccoglierai domani.
Questo ha inciso profondamente nella mia formazione personale e politica. Mi ha insegnato che i risultati non si improvvisano, che il lavoro serio paga nel tempo e che le radici non sono un limite, ma una forza.

Porto con me questo insegnamento ogni giorno: concretezza, rispetto per il sacrificio e attaccamento profondo al territorio.

Lei è cresciuta in una delle aree più belle dal punto di vista paesaggistico: cosa pensa del fatto che le periferie apriliane versino in uno stato di abbandono e diventino obiettivo di investimenti non sempre in linea con la vocazione turistico – agricola del territorio?

Sono cresciuta a Casalazzara, un luogo straordinario dal punto di vista paesaggistico.
Proprio per questo vedere alcune periferie in stato di abbandono fa male.
Le periferie non sono margini, sono parte viva della città. Se vengono trascurate diventano fragili, e la fragilità apre spazio a degrado e scelte speculative che non rispettano la vocazione agricola e ambientale del territorio.

Io credo che lo sviluppo debba essere coerente con l’identità: tutela del paesaggio, valorizzazione dell’agricoltura, servizi e infrastrutture adeguate. Crescere sì, ma senza snaturarsi.

Tre temi, dai quali escludiamo la legalità per eccesso di banalità, sui quali il futuro governo cittadino dovrà lavorare per gettare le basi della città del futuro.

Escludendo la legalità, che è un presupposto, indico tre priorità.
La prima è la pianificazione urbanistica seria e sostenibile: serve una visione chiara su come deve crescere Aprilia, evitando espansioni disordinate e valorizzando le aree agricole e produttive.
La seconda è dare sostegno alle attività produttive e al commercio locale, perché una città senza impresa è una città senza futuro. Bisogna attrarre investimenti di qualità e sostenere chi già lavora sul territorio.
Infine al terzo posto indicherei i servizi e la qualità della vita nelle periferie, come scuole, viabilità, manutenzione, trasporti, perché la dignità urbana passa dalle cose concrete.
La città del futuro si costruisce con programmazione, coraggio e amore per il territorio.

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