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Aprilia, alunno con disabilità perde dieci ore di assistenza: il giudice ordina al Comune di ripristinarle

Una famiglia costretta a rivolgersi alla magistratura per ottenere il ripristino dei servizi di assistenza per un alunno con disabilità

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Educazione e inclusione: il giudice accoglie il ricorso di una famiglia di un alunno con disabilità.

Ad Aprilia, una famiglia è stata costretta a rivolgersi alla magistratura per ottenere il ripristino dei servizi di assistenza specialistica necessari a garantire il pieno diritto all’inclusione scolastica del proprio figlio, un alunno con disabilità.

Il caso arriva al Tribunale di Latina dopo una riduzione delle ore di assistenza riconosciute dal Comune, nell’ambito delle difficoltà e delle scelte di contenimento della spesa che hanno interessato i servizi pubblici. Una situazione che riporta al centro dell’attenzione il tema della tutela dei diritti degli alunni con disabilità e delle loro famiglie.

A intervenire sulla vicenda è Andrea Ragusa del Movimento 5 Stelle, che sottolinea:

«I tagli alla spesa pubblica non possono colpire i più deboli. L’inclusione scolastica non può essere considerata una voce di spesa sulla quale intervenire indiscriminatamente».

«Ad Aprilia – prosegue Ragusa – le difficoltà amministrative della città non possono ricadere sulle persone con disabilità e sulle loro famiglie. Il Comune è oggi retto da una Commissione straordinaria a seguito dello scioglimento disposto per condizionamenti e infiltrazioni della criminalità organizzata, e non per dissesto finanziario. In un contesto come questo servono responsabilità, trasparenza e particolare attenzione nei confronti dei cittadini più fragili».

Il Tribunale di Latina, con un decreto cautelare urgente, ha ordinato al Comune di garantire all’alunno tutte le 15 ore settimanali di assistenza specialistica previste dal PEI, il Piano Educativo Individualizzato, e dal GLO, il Gruppo di Lavoro Operativo per l’Inclusione.

Nel dettaglio, si tratta di 10 ore di OEPAC, Operatore Educativo per l’Autonomia e la Comunicazione, e 5 ore di CAA, Comunicazione Aumentativa Alternativa.

Il Comune aveva inizialmente riconosciuto soltanto cinque delle quindici ore previste. Una riduzione di dieci ore settimanali non rappresenta soltanto una questione amministrativa: può incidere concretamente sulla possibilità dell’alunno di seguire le lezioni, comunicare, relazionarsi con i compagni e partecipare pienamente alla vita scolastica.

Per questo la famiglia, assistita dalla Federazione Osservatorio 182, ha presentato un ricorso urgente ai sensi dell’articolo 700 del Codice di procedura civile.

Il giudice ha accolto la richiesta in via cautelare, ritenendo che un’assistenza significativamente inferiore a quella indicata nel PEI possa incidere su diritti fondamentali, tra cui il diritto allo studio e allo sviluppo della personalità.

Il provvedimento è immediatamente efficace. La misura sarà successivamente riesaminata dopo il contraddittorio tra le parti, per l’eventuale conferma, modifica o revoca.

«Un ringraziamento alla Federazione Osservatorio 182 – aggiunge Ragusa – per aver sostenuto questa famiglia in una tutela che, idealmente, non dovrebbe rendersi necessaria. Nessuna famiglia dovrebbe essere costretta a rivolgersi a un giudice per ottenere servizi che la scuola e gli organismi competenti hanno già individuato come necessari per garantire l’inclusione dell’alunno».

«Le difficoltà di bilancio e la necessità di recuperare efficienza – conclude Ragusa – non possono tradursi automaticamente nella riduzione dei servizi rivolti alle persone più fragili. Se è necessario intervenire sulla spesa pubblica, occorre agire sugli sprechi e sulle inefficienze, salvaguardando i diritti fondamentali».

«Le ore previste dal PEI non sono un privilegio: rappresentano uno degli strumenti attraverso i quali rendere effettivo il diritto all’inclusione scolastica. L’inclusione non può rimanere soltanto un principio scritto nei documenti: deve tradursi ogni giorno in servizi concreti, continuità assistenziale e pari opportunità di apprendimento e partecipazione. È questo il senso di una scuola realmente inclusiva: garantire a ogni studente, indipendentemente dalla propria condizione, gli strumenti necessari per poter apprendere, comunicare, socializzare e vivere pienamente la propria esperienza scolastica».

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