Il Comune di Latina ha portato a termine la procedura amministrativa nei confronti della Piave Costruzioni, la società dell’ex Consigliere comunale Vincenzo Malvaso proprietaria dell’edificio mai ultimato di Borgo Piave, finito al centro di due diverse inchieste, una conclusa con la condanna a sei mesi per l’imprenditore e l’ordine di demolizione, l’altra ancora in fase processuale. A distanza di una settimana dall’annullamento del permesso di costruire che fu rilasciato dallo stesso ente locale nel 2013, ieri l’ufficio tecnico del Dipartimento Edilizia ha emesso l’ordinanza di demolizione e ripristino dei luoghi.
La procedura di valutazione della pratica è scattata inseguito alla comunicazione che il Comune aveva ricevuto lo scorso marzo dalla Corte d’Appello di Roma, in seguito alla pronuncia della Corte di Cassazione che aveva rigettato il ricorso della difesa di Malvaso, rendendo definitiva la sentenza di condanna del Tribunale di Latina, ridotta in secondo grado solo per l’abrogazione dell’abuso d’ufficio.
Oltre alla pena di sei mesi per falso e reati edilizi, infatti, il giudice aveva stabilito che l’immobile realizzato illecitamente doveva essere demolito.
L’ufficio tecnico comunale ha cosi attivato la verifica sul fronte amministrativo, che ha portato alle stesse conclusioni della giustizia penale. Nel 2015 infatti erano state annullate le varianti dei Piani particolareggiati esecutivi, tra i quali quello di Borgo Piave, in vigore nel momento in cui era stato autorizzato l’edificio della società di Malvaso.
In realtà il Comune aveva provato una prima volta dieci anni fa a ordinare la demolizione dell’edificio, ma il Tar aveva annullato il provvedimento, perché emesso in assenza della revoca della concessione edilizia.
Quindi il Comune ha ripreso quest’anno la pratica di annullamento del permesso di costruire, anche ravvisando che “dagli accertamenti compiuti in sede penale è emersa la falsità della documentazione posta a fondamento del rilascio del titolo edilizio, circostanza definitivamente accertata con sentenza passata in giudicato, nella quale è stato evidenziato che la domanda di permesso di costruire risultava fondata su documentazione infedele” come si legge nel testo dell’ordinanza. A questo si aggiunge la volontà di perseguire l’interesse pubblico, ovvero garantire la legalità urbanistica.
Fatto sta che Vincenzo Malvaso nel frattempo, è finito di nuovo a processo per lo stesso edificio, questa volta per lottizzazione abusiva, perché aveva ripreso i lavori di completamento nel 2023, nel lasso di tempo in cui la vecchia ordinanza di demolizione era stata definitivamente annullata e la giustizia penale non si era ancora pronunciata definitivamente. Un’indagine dei Carabinieri forestali del Nipaaf aveva documentato che in ogni caso l’edificio non poteva essere ultimato, perché il permesso di costruire non era più legittimo, essendo stata annullata la variante del Ppe di Borgo Piave vigente al momento del rilascio.
