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Aggressione al Pronto Soccorso di Latina, l’UGL Salute: “Ora servono sicurezza e tolleranza zero”

Dopo i fatti di cronaca il sindacato torna a chiedere interventi strutturali. "Chi cura deve poter lavorare senza paura"

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L’aggressione al Pronto Soccorso del Santa Maria Goretti di Latina riaccende il dibattito sulla sicurezza degli operatori sanitari. Dopo l’episodio già al centro della cronaca, interviene ora l’UGL Salute, che chiede di trasformare l’ennesimo caso di violenza in un’occasione per intervenire in maniera strutturale.

Nel corso dell’aggressione, un medico di 48 anni era stato colpito al volto con un pugno da un 32enne in stato di alterazione, riportando un trauma facciale con cinque giorni di prognosi. Anche un addetto alla sicurezza era stato colpito mentre cercava di contenere la situazione. Per riportare la calma erano state necessarie le forze dell’ordine e la sedazione dell’uomo.

«Non possiamo continuare ad assistere a una sequenza di aggressioni, minacce e intimidazioni come se fossero episodi inevitabili della professione sanitaria», sottolineano il segretario nazionale UGL Salute Gianluca Giuliano e la segretaria provinciale Fabiola Del Gais, esprimendo solidarietà ai due lavoratori coinvolti.

Per il sindacato, però, il punto non è soltanto reagire quando la violenza si è già consumata. «Il caso del Goretti dimostra ancora una volta che non basta intervenire dopo che l’aggressione è avvenuta», sostengono Giuliano e Del Gais, chiedendo una strategia permanente di prevenzione.

Nel mirino finiscono quindi sicurezza nei Pronto Soccorso, vigilanza, videosorveglianza e protocolli per intervenire rapidamente nelle situazioni di pericolo, insieme a un maggiore coinvolgimento delle organizzazioni sindacali nella valutazione dei rischi.

A Latina, aggiunge Del Gais, «non siamo più disposti ad accettare che la paura diventi parte integrante della giornata lavorativa degli operatori sanitari». L’UGL Salute chiede quindi un confronto con la direzione aziendale e con le istituzioni competenti.

La richiesta finale è affidata a Giuliano: «La sicurezza di chi cura è parte integrante della qualità del Servizio sanitario». E ancora: «Servono prevenzione, presenza dello Stato e certezza delle conseguenze».

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